mercoledì, agosto 15, 2007

Risvegli

1.
Movimento meccanico, occhi lenzuolo cellulare.
7.03, è presto.
L'ora. E altro.
Chiudo gli occhi per un attimo, in fondo oggi avevo deciso di dormire.
Li riapro. Senza pensarci troppo su scosto il lenzuolo con un gesto secco, mi alzo e apro uno spiraglio della finestra.
Pantaloni, maglietta, sandali.
Acqua sulla faccia.
Dove stai andando?
Acqua sulla faccia.
Scendo piano le scale, dormono tutti, anche gli inquilini.
Dov'è la penna?
Movimento meccanico e biglietto sul tavolo, serafico.
Apro piano la porta e la richiudo. Piano, dormono tutti.
Vento
Pedalo all'impazzata. Il fresco era come l'acqua per un assetato.
Corro verso il porto, ma cambio idea e giro, sotto lo sguardo interrogatorio di un signore.
Anche lui lì per fuggire?
Pedalo. Discesa, pianura, incroci, strade deserte. Chiudo anche gli occhi.
Indecisa sul dove, mi interrogo come in un viaggio.
Destra o sinistra?
Corro vicino alle canne con la rugiada sul braccio, fino all'aeroporto.
E lì, senza fermarmi, giro.

2.
Sopra acqua. Fresca, limpida, alta.
Solo acqua.
In un movimento forsennato, nella speranza che per osmosi si porti via ciò che non mi piace, ciò che non va, che se lo tenga lì.
Lei, solo lei può depurarlo, curarlo. Ciò che non va.
Così: acqua.




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