martedì, luglio 10, 2007

Portfolio

Mi hanno sempre affascinato le combattenti. Quelle più silenziose, soprattutto.
Per questo forse sono tornata più volte su quelle pagine, per guardare di nuovo le "figlie di Zenobia".

"Camminando per Damasco non si può non notare la raffinatezza e l'eleganza
delle donne che popolano le strade della città".


Chi è Zenobia? Ebbene no, non lo sapevo. Un nome già sentito, ma si sa, la mia proverbiale ignoranza mi batte senza neanche sforzarsi di lottare.
La regina di Palmira.
Quante figlie di Zenobia ci sono in giro oggi? Forse me lo sto chiedendo da quando sono piccola, da quando ho realizzato che esiste una differenza sostanziale, e non solo nel modo in cui gli altri CI guardano, ma nel nostro stesso sguardo.
Cosa vogliamo? Lo sappiamo?
Essere uguali al resto, pare. Ho la sensazione che stiamo andando nella direzione sbagliata. Ci poniamo le domande sbagliate. E' come se avessimo una visione distorta delle cose.
Ci si inalbera per le formalità, come se quelle fossero alla base di un vero cambiamento, senza capire che la vera rivoluzione è nei nostri pensieri, nei nostri gesti.
E quant'è ovvio e banale dirlo. Figuriamoci scriverlo. Quanti lo avranno già fatto.
Ma dopo averlo scritto, qualcuno ha capito cosa si intendeva dire realmente? O si è osservato tutto nuovamente con la stessa logica?
Una logica vecchia.
Basta, voler essere tutti uguali. Le differenze ci sono, e dovremmo capire che non è un peccato dirlo. Forse la nostra forza è proprio lì, nello smettere di aver paura.
Un pensiero delirante. Post femminista. Surrealfemminista. Espressionista. Simbolista. (mi sono lasciata trascinare un po' la mano. Qualcosa mi chiama. Il cavalletto mi chiama. Odore di trementina). Forse.


http://www.internazionale.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/Zenobia
http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/42202

3 commenti:

Signor J ha detto...

Purtroppo io continuo ad essere scettico su questa interiorità dello sguardo. Penso che quella sia solo il primo passo, ma poi inevitabilmente bisogna passare all'azione

Signor J ha detto...

Purtroppo io continuo ad essere scettico su questa interiorità dello sguardo. Penso che quella sia solo il primo passo, ma poi inevitabilmente bisogna passare all'azione e l'azione comporta che quando si dica "direzione sbagliata" bisogna che la si indichi: altrimenti mi ritrovo nello sgomento.
In secondo luogo, sono d'accordo con le differenze, e penso che queste differenze vadano pesate e che queste abbiano delle conseguenze ineliminabili

andhira ha detto...

A cosa ti riferisci con interiorità dello sguardo?

Non posso passare all'azione per l'intero genere femminile. Io, per quel che mi riguarda, sono "attiva" da un pezzo, e credo di averne dato dimostrazione anche di recente...
Il che si ricollega all'indicare la direzione sbagliata. Che i realtà le direzioni sbagliate sono più d'una. Ci sono le donne che si sentono a metà se non accompagnate, come se la loro persona, il loro essere non fosse completo, così come ci sono donne che farebbero di tutto per diventare come l'uomo, facendo propri tutti i difetti e le caratteristiche maschili (il solo dire "quella donna ha le palle" è per me essere succubi al pensiero maschile, come se solo l'uomo e le sue palle potessero raffigurare la forza).
Devo continuare?